
Ottobre 1943. Un gruppo di generali inglesi rifugiatosi sull’appennino romagnolo ha da poco raggiunto il sud Italia per ricollegarsi al proprio comando. A guidarli nella trafila c’è un giovane di 24 anni. Si chiama Bruno Vailati, studente universitario nato ad Alessandria d’Egitto da padre italiano e madre egiziana. L’8 settembre si era unito alla prima resistenza romana per poi spostarsi in Romagna dall’amico e compagno di studi Torquato Nanni Junior, figlio dell’avvocato socialista Torquato Nanni di Santa Sofia, uno promotori della prima resistenza in zona. Vailati parla correntemente inglese, ha studiato e non manca di coraggio. Gli Alleati lo notano e decidono addestrarlo nei servizi segreti dell’O.S.S. Viene paracadutato di nuovo in Romagna nel luglio ’44. La zona è quella dove opera l’8ª Brigata Garibaldi. Atterrando, Vailati si frattura una caviglia e danneggia la radio che ha con sé, perdendo lo strumento di collegamento con gli inglesi. Le sue conoscenze però sono fondamentali e col nome di battaglia di Italo Morandi diventa consigliere militare della formazione. Sarà lui a dare la svolta alle azioni militari, istruendo i partigiani nell’uso degli esplosivi e del sabotaggio, in particolare nei campi minati con detonazione a distanza, temutissimi da tedeschi e fascisti. A causa dell’infortunio guiderà tutte le azioni in sella a un cavallo, la più celebre sarà la detonazione della grande polveriera tedesca di Civitella. Alla fine di settembre viene nominato capo di stato maggiore della brigata e riallaccia i contatti con gli inglesi fino alla liberazione di Forlì. Dopo la guerra parlerà pochissimo della sua storia. Diventerà invece un regista di fama e documentarista del mondo marino. Vincerà un David di Donatello nel 1970 con “Andrea Doria -74”, primo documentario in grado di mostrare il relitto della nave italiana Andrea Doria.
